TRISE: la nuova tassa che sostituirà IMU e TARES
La TRISE si articolerà in due parti: una riguarderà la gestione dei rifiuti solidi urbani (TARI), l’altra coprirà i costi relativi ai servizi dei comuni come manutenzione delle strade, illuminazione, sicurezza denominati indivisibili (TASI), che sarà dovuta «da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo le unità immobiliari, con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune le unità stesse».
Il versamento dovrebbe essere effettuato in quattro rate trimestrali che dovrebbero scadere entro il 16 gennaio, 16 aprile, 16 luglio e 16 ottobre. Dovrebbe anche essere consentito il pagamento in unica soluzione entro il 16 giugno. I comuni potranno variare la scadenza e il numero delle rate.
Partiamo dalla TARI Le tariffe saranno fissate dai comuni e dovranno in ogni caso coprire totalmente il costo del servizio smaltimento rifiuti, cosa che con l’attuale imposta non avviene, per cui in qualche comune si pagherà di più. La componete rifiuti sarà dovuta anche dagli inquilini e i comuni, in base a quanto sancito da una direttiva europea, potranno anche commisurare la tariffa alle quantità e tipologie di rifiuti prodotti ossia far pagare di più le famiglie numerose o chi svolge attività che producono parecchi rifiuti, come la ristorazione.
La TASI sarà dovuta dai proprietari e da una quota compresa tra il 10 e il 30% anche dagli inquilini. La decisione spetterà ai comuni che potranno stabilire anche quale base imponibile utilizzare per far pagare l’imposta. Nelle grandi città si pagherà quasi sicuramente l’1 per mille della rendita catastale rivalutata del 65%, così come per l’Imu. Questo perché in media nei centri maggiori le rendite sono più alte. Nel piccoli comuni si pagherà probabilmente un minimo di un euro al metro quadro. Le amministrazioni locali potranno poi decidere se esentare completamente o meno le prime case dalla TASI, che di fatto per le abitazioni principali sostituisce l’Imu. I comuni potranno aumentare tanto l’1 per mille che l’euro al metro quadro, ma c’è una clausola che salvaguardia per i contribuenti, nella quale è previsto che il gettito TASI e Imu non deve eccedere l’aliquota massima di quest’ultima maggiorata dell’uno per mille, ossia non deve varcare la soglia del 7 per mille quando l’imposta grava sulla prima casa e del 11,6 per mille sulle seconde.
